Anno 2 N.1 aprile 2000 
Direttore Prof. Nazzareno Donzelli

 

SOMMARIO
-Un saluto alla città
-Come vogliamo partecipare
-Editoriale 
-La parola agli Assessori
-Dalla parte dei cittadini
-Dai consigli di quartiere
-II nuovo statuto
-II bilancio preventivo 2000
-Voce ai Capigruppo
-I Presidenti
-Le case di riposo
-Notizie & Avvenimenti
-Scuola & Scuole
-Variante attività Produttive
-Spazio giovani
-Osimo per il giubileo
-Artificio
-Ospedale di rete
-Il sipario storico
-II centro sociale
-Centro Aquilone e Fontemagna
-P.U.T
-Dedicato a
-Sicurezza & Cittadini
-Concertazione servizi
-Dalla Lega del Filo d'oro
-Osimo archeologica
-Avis 
-Lo sport osimano
-Telefoni e orari utili
-Delibere di Consiglio
-La rotazione dei Dirigenti
-Spazio umoristico
-Notizie ASPEA

Dedicato a...

La contrada di Campocavallo ieri e oggi
La Chiesuola e l'immagine dell'Addolorata

Il Santuario
La Festa del Covo

La situazione attuale

La contrada di Campocavallo ieri e oggi

Nell'ultimo decennio del secolo scorso, la piccola pianura che si stende tra il fiume Musone e i colli che circondano Osimo aveva solo il nome: Campocavallo. Infatti era abitata da poche case coloniche sparse nella campagna circostante, una piccola chiesetta ed una cantina. Il paesaggio era caratterizzato da numerose piante di pioppi, querce, gelsi, olmi e betulle, che delimitavano le proprietà dei poderi. La vita ruotava intorno ai cicli della natura che ritmavano il lavoro nei campi: l'agricoltura era chiaramente l'attività principale. Questo stato di cose si mantenne fino alla seconda guerra mondiale, quando i contadini giovani cercarono lavoro presso le industrie nascenti, specie in quelle della vicina Castelfidardo. Vi erano inoltre solidi valori morali e religiosi, che si traducevano ad esempio nella pratica della recita del rosario e delle Litanie. Oggi l'ambiente è totalmente cambiato, sia da un punto di vista paesaggistico che umano, Le case coloniche sono ormai quasi del tutto abbandonate; le piante abbattute e l'intero quadro naturale si è trasformato. Il cambiamento, oltre che a cause di tipo storico e di progresso economico, è da attribuire ad un evento di natura straordinaria che in questi luoghi si è verificato.

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La Chiesuola e l'immagine dell'Addolorata

All'angolo dell'incrocio centrale, nella proprietà di un tal Nazzareno Taddioli, nel 1870 era stata costruita una chiesetta dove si celebrava la Santa Messa nei giorni festivi. Dall'anno 1883 le Sante messe vennero celebrate dal sacerdote don Giovanni Sorbellini, futuro fondatore del Santuario odierno. Don Giovanni, raccoglitore diligente e conservatore di immagini sacre, aveva acquistato, tra le altre, una oleografia della Vergine Addolorata da un venditore ambulante. L'immagine della Madonna (cm 52 di altezza e 38 di larghezza) rappresenta la Vergine che accoglie tra le braccia il Figlio morto, deposto dalla croce. L'immagine non è artisticamente pregiata, ma è sempre stata oggetto di grande devozione. Erano passati otto anni da quando don Giovanni aveva esposto nella rustica chiesetta l'immagine dell'Addolorata. I1 16 giugno 1892, al termine della messa, quasi tutti i fedeli erano usciti di chiesa. Alcuni erano rimasti a pregare. Tra questi un gruppo di donne che ad un tratto videro il volto della vergine cambiare: gli occhi si muovevano aprendosi e chiudendosi, come in un volto di una persona viva. La fama di questo fatto si diffuse rapidamente ovunque, di bocca, in bocca, di famiglia in famiglia, di paese in paese. La notizia della Madonna che "muoveva gli occhi" oltrepassò ben presto i confini della regione, ma anche quelli dell'Italia stessa, e nei paesi di religione cattolica, come Francia, Belgio, Spagna, Austria, Ungheria, si diffuse con rapidità fulminea. Fu un accorrere di fedeli e anche di curiosi da ogni parte d'Europa. Numerose furono le conversioni e moltissime anche le dichiarazioni di persone che affermarono di aver ricevuto guarigione da malattie. Le testimonianze, scritte e orali sul movimento degli occhi e sulle avvenute grazie e favori celesti, molti dei quali da definirsi veri miracoli, furono innumerevoli, rilasciate non solo da gente comune, ma anche da persone colte, assuefatte alla critica, non facili a credere. Da allora, anche se oggi in misura inferiore, il Santuario è meta di pellegrinaggi provenienti da ogni parte d'Italia e anche dall'estero.

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Il Santuario

Con i pellegrini, che giungevano numerosissimi a Campocavallo, arrivarono anche doni di ogni genere alla Madonna: anelli, bracciali, coralli, diamanti e pietre pregiate. Quegli oggetti furono poi venduti da una commissione nominata dal Vescovo. Se ne ricavò una somma di circa ventimila lire d'allora (1892), che rappresentava un discreto fondo. Si pensò subito a costruire una nuova chiesa, tanto ampia da poter contenere, almeno in parte, quelle moltitudini che si affollavano a Campocavallo. Si acquistarono così cinquemila metri quadrati di terra per la cifra di tremila lire, L'architetto osimano Costantino Costantini fece il disegno e i lavori iniziarono in quello stesso anno. II corpo principale della chiesa era giunto fino alla cupola dopo tre anni, mentre la facciata e il campanile rimasero indietro e vennero portati a termine nel 1913. La caratteristica dominante della struttura architettonica del Santuario è l'arco a sesto rialzato. La facciata o prònao dà al visitatore un'idea preliminare dell'interno. I suoi tre grandi archi monofobi della base preannunciano le tre navate interne. Il tempio infatti è a tre navate divise da dieci pilastri e sei colonne. Ha la pianta a croce latina e occupa un'area di 50 metri di lunghezza per quasi altrettanti di larghezza. Dal pavimento alla croce della cupola sono circa 47 metri; il campanile è di qualche metro più alto. Mentre nelle antiche basiliche o nelle vecchie chiese dei secoli scorsi, gli altari sono numerosi e distribuiti con regolarità, a Campocavallo essi sono tutti fissati alle absidi, che sono tre principali e due secondarie, disposte simmetricamente. Rilevanti da un punto di vista artistico sono senz'altro i bassorilievi in cotto che adornano esternamente l'intera struttura del tempio.

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La Festa del Covo

Il Santuario di Campocavallo, ormai da alcuni decenni, è il fulcro della tradizionale Festa del Covo. Con una matrice religiosa, in quanto festa di ringraziamento per il raccolto dei campi, ma con una valenza umana e popolare del tutto straordinaria, la Festa si è sempre più caratterizzata negli anni grazie all'abilità artistica e manuale dei realizzatori del Covo e grazie ai rapporti di gemellaggio con città e località sempre particolarmente prestigiose. Ricordiamo il Covo degli ultimi due anni: quello dedicato al caratteristico Santuario di Castelpetroso, in provincia di Isernia nel Molise; e quello dedicato a Padre Pio di Pietralcina a S.Giovanni Rotondo. Il gemellaggio dell'anno 2000, in occasione dell'Anno Santo, sarà stabilito con la cittadina di Betlemme e il covo rappresenterà la Chiesina della Natività di Gesù. Sarà senz'altro un momento molto importante per il Santuario di Campocavallo, che potrà così festeggiare in modo straordinario l'evento del Giubileo.

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La situazione attuale

Oggi il Santuario, a causa del tempo e delle intemperie, ma soprattutto per effetto delle falde freatiche del sottosuolo, presenta una situazione statica piuttosto preoccupante. Dal 1990 in poi, anche a seguito della serie di terremoti, in particolare quello del 1997, il Santuario ha riportato una serie di danni strutturali che hanno determinato una certa instabilità dell'edificio stesso a partire dalle fondamenta. Questo stato di cose è oramai abbastanza visibile anche nella natura delle crepe sempre più ampie, presenti nel soffitto e in alcune parti delle pareti. Inoltre i decori in cotto, il fregio forse più prezioso dell'intero tempio, si stanno sgretolando e richiedono un urgente intervento di restauro.

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