Anno 2 N.1 aprile 2000 
Direttore Prof. Nazzareno Donzelli

 

SOMMARIO
-Un saluto alla città
-Come vogliamo partecipare
-Editoriale 
-La parola agli Assessori
-Dalla parte dei cittadini
-Dai consigli di quartiere
-II nuovo statuto
-II bilancio preventivo 2000
-Voce ai Capigruppo
-I Presidenti
-Le case di riposo
-Notizie & Avvenimenti
-Scuola & Scuole
-Variante attività Produttive
-Spazio giovani
-Osimo per il giubileo
-Artificio
-Ospedale di rete
-Il sipario storico
-II centro sociale
-Centro Aquilone e Fontemagna
-P.U.T
-Dedicato a
-Sicurezza & Cittadini
-Concertazione servizi
-Dalla Lega del Filo d'oro
-Osimo archeologica
-Avis 
-Lo sport osimano
-Telefoni e orari utili
-Delibere di Consiglio
-La rotazione dei Dirigenti
-Spazio umoristico
-Notizie ASPEA

Osimo archeologica

La Villa Romana di Monte Torto

Costruita negli ultimi decenni del 1 secolo a.C. sul versante meridionale dell'omonimo colle, una terrazza naturale a circa 150 mt. s.l.m., la Villa romana di Monte Torto è in posizione amena, protetta dalla cima del colle che costituisce una valida difesa contro la tramontana. La struttura romana dominava la vallata del Musone che conserva ancora nella ripartizione dei campi tracce dell'antica centuriazione. Il posto presenta tutti i caratteri di salubrità e comodità che gli scrittori latini raccomandavano per la scelta del luogo ove costruire una villa. I lavori archeologici hanno riportato alla luce le strutture degli impianti produttivi di una villa romana che ebbe due fasi distinte di vita: la prima probabilmente di età imperiale e la seconda di età tardoantica. La villa rustica romana era articolata in due parti distinte:

la pars fructuaria, semplice e sobria, destinata ad assolvere funzioni produttive e fornita di impianti agricoli, strutture artigianali, magazzini per la conservazione dei prodotti, ecc.;
la pars urbana, che ospitava il dominus con la sua famiglia, con caratteri architettonici residenziali quali ambienti termali, pavimenti musivi, ecc. Nella Villa di Monte Torto è stata individuata e scavata la pars fructuaria, mentre la pars urbana non è stata ancora localizzata. La pars fructuaria si articola in una serie di ambienti collegati tra loro e disposti sul lato occidentale di un ampio cortile porticato. Gli ambienti erano adibiti alla lavorazione del vino e dell'olio e si distinguevano in ambiente dei torchi vinari, dei torchi oleari, vani minori di servizio, cella vinaria e cella olearia per la conservazione dei prodotti. La villa continuò ad essere frequentata probabilmente tino alla lunga guerra tra Goti e Bizantini (535-553 d.C.), durante la quale Osimo assunse importanza strategica determinante e le campagne, a causa delle vicende belliche, furono abbandonate.Nel corso della seconda fase vengono impiantati un laboratorio ceramico e fornacette per la cottura dei manufatti. Si utilizzano fornaci all'aperto, praticando buche nel terreno entro cui veniva posto il materiale da cuocere e al di sopra il combustibile.
Tali fornaci, facilmente distrutte, hanno lasciato tracce del loro impianto. Segni inequivocabili della loro presenza sono costituiti dal terreno fortemente concotto, dalla presenza di frammenti di tubi di volta e di matrici di lucerne. In un caso si è conservata parte del fondo della fornacetta, nel cui interno è stata trovata la matrice di una lucerna a canale aperto con il bollo FERANI, associata ad una lucerna con il bollo ASPRENAS. La presenza di lucerne firmate testimonia un commercio che doveva interessare un certo ambito territoriale. Un'altra attività artigianale sicuramente operativa era quella della lavorazione dei metalli, attestata da scorie di ferro e da un larga produzione di attrezzi e strumenti.
Materiali della prima fase. I materiali rinvenuti nella pars fructuaria si presentano estremamente scarsi, in rapporto all'estensione dell'impianto e ad alto indice di frammentarietà. Provengono infatti da ambienti che non avevano funzione residenziale ma utilitaria, destinati alla lavorazione e conservazione dei prodotti agricoli nei quali operava una manodopera schiavistica. Sono presenti alcuni frammenti di ceramica a vernice nera di fabbricazione locale, riferibili per lo più a coppe. Pochissimi sono i frammenti di terracotta sigillata italica tra cui un frammento di piatto con bollo C.Sentius.
La ceramica a pareti sottili è testimoniata da frammenti di bicchieri e coppe, sia d'argilla grigia che d'argilla rosata, talora decorati con zigrinature a rotella o con decorazioni "a reticolo". Per le lucerne sono largamente attestate quelle "a volute", assegnabili alla seconda metà del I° sec. d.C.. Pochissime le testimonianze di lucerne "a canale aperto", tra cui una con il bollo MURRI: Le uniche due monete rinvenute sono rispettivamente un asse di Augusto con tracce del nome di un triunviro monetale,. Plozio Rufo (23 a.C.) e una moneta di Domiziano.
Materiali della seconda fase. Alcune monete e pochi frammenti ceramici databili agli ultimi decenni del III sec. d.C. sono probabilmente da attribuire a presenze episodiche sul sito, legate alla spoliazione delle strutture murarie (terra sigillata africana A/D, monete di Claudio II, Floriano e Aureliano). Le ceramiche da mensa d'importazione africana, riferibili al IV e V sec., testimoniano largamente la particolare situazione economica dell'insediamento. Sono state trovate ceramiche comuni e da fuoco, vasellame di vetro, oggetti d'ornamento e da lavoro domestico, numerosi strumenti di ferro (accette, coltelli, cesoie, asce, ecc.). Appartengono al IV sec. numerosi esemplari di monete, tra cui alcune di Licinio (321 d.C.) e di Costantino II (metà IV sec. d.C.). Una moneta con l'effige di un imperatore bizantino, probabilmente Anastasio I, è l'esemplare più tardo proveniente dal sito.

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